Quanto tempo era che non dormivate per una partita? Da quanto tempo non vi trovavate a parlare di pallone con quelli che allo stadio sono venuti solo negli anni della serie C? Quante volte negli ultimi tempi amici e conoscenti lontani vi hanno chiesto notizie sulla Paganese dei miracoli? Sono solo pochi ma significativi indizi di un campionato che continua a sorprendere tutti e che domenica ha in calendario Paganese-Barletta, una sfida che toglie il sonno e affascina pure quelli che sulle gradinate del Torre si sono visti sì e no un paio di volte. In campo si affrontano Davide e Golia, esattamente come quando – corsi e ricorsi storici – la Paganese si contendeva, cinquant’anni fa, la promozione in serie B con il Bari. Questa volta l’avversaria è un’altra pugliese, il Barletta – una manciata di chilometri da Bari – che si contende con gli azzurrostellati la vetta della classifica. Certo, c’è anche il fiato sul collo del Martina, che arriverà al Torre dopo la pausa di campionato, il 22 marzo; ma domenica è tempo di Paganese-Barletta.
Corsi e ricorsi storici, dicevamo, che ripropongono una squadra giovane e sbarazzina contro una corazzata costruita per vincere; la vivacità di un manipolo di giovani che ha saputo fare del gruppo la sua forza contro nomi altisonanti. Ecco, forse il fascino di quello che oggi tutti chiamano big match sta proprio in questo: nella dimostrazione concreta che il calcio non è scienza matematica e che, per quanti sforzi economici ci siano alla base, i fattori altri capaci di influenzare gli esiti di una partita o, addirittura, di un campionato intero, sono numerosi e imprevedibili e – soprattutto – non sono in vendita. Altrimenti, parliamoci chiaro, che sfizio ci sarebbe? Lo sa bene questa Paganese che, risorta dalle macerie, quando tutto sembrava perduto, fiorisce sui debiti, sulle ipotesi di saldo e stralcio, ci fa scordare a volte anche l’annosa questione con l’erario, e dimostra che certe cose sono più forti di tutto. Esattamente come il sentimento che lega la squadra al suo popolo e che, ne siamo certi – ma lo leggiamo anche ovunque: dalle bacheche social ai muri della città – trascinerà migliaia di persone allo stadio. Anche quelli che non distinguono un calcio d’angolo da un fuorigioco, ma che sono già pronti a tirare fuori dagli armadi sciarpe e vessilli azzurrostellati. Guardate, forse è difficile da spiegare a chi non si lascia travolgere: questa partita non è solo calcio; lo stadio, in questi eventi, diventa centro gravitazionale di tutta la comunità, non più solo teatro di una competizione sportiva.
Lo avete visto il video del bambino, rilanciato dalla pagina Romanticismo Ultras, che esulta e canta davanti alla televisione che riproduce i cori della curva nord? Ecco un’altra sintesi efficace del sentimento che lega la Paganese alla città, dell’ossessione dolce e condivisa che fa diventare una partita non solo un appuntamento domenicale, ma un appuntamento con la storia. Tanto più se c’è Paganese-Barletta, l’occasione per dimostrare che il primato non è frutto di casualità, ma risultato concreto di un lavoro certosino e costante; frutto di uno stile e di una preparazione che non accetta più paragoni.
Davide contro Golia, sì; ma solo per esaltare la resilienza e per rafforzare il legame di una squadra con la sua città. Perché oggi Pagani è la Paganese.
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