Pagani è la Paganese. Verbo, non congiunzione, non più. Avete letto bene e non c’è nessun errore di battitura. Provate a dire il contrario dopo martedì sera. Quanto tempo era che non vedevate tanta gente in strada, pronta a vivere la città? Sicuramente parliamo di anni, parecchi; non di giorni. No, succede anche alla Madonna delle galline – direte voi. Fino all’anno scorso anche il primo agosto per Sant’Alfonso. Certo. Ma qual è la percentuale di paganesi in strada in quelle occasioni? E quale quella di martedì?
I paganesi il primo settembre si sono ripresi la città. Basta auto ovunque, corso deserto, macchine dappertutto, spostamenti nei centri limitrofi, uscite “forestiere”… Pagani tutta è scesa in strada a fare festa, a reincontrarsi, a celebrare un centenario che – dati alla mano – è molto più di un anniversario.
Tutta la città ha preso parte alle celebrazioni per il secolo di vita della squadra della città. Sì, mettiamoci pure quelli che allo stadio non si sono mai visti, che non hanno mai tifato Paganese e che sono scesi in strada per semplice curiosità, per opportunismo o con spirito critico: fa parte del gioco. Ebbene, anche loro si sono fatti travolgere dai cori e dai colori. Praticamente impossibile restare immobili a osservare: la marea azzurrostellata ha invaso il centro e travolto tutti con i cori da stadio che a fine serata erano sulla bocca anche dei più piccoli, rientrati a casa bandiera alla mano nei passeggini. Eh sì, perché il bello della festa è stato anche vedere famiglie intere affollare le strade e le piazze, scattare selfie con i calciatori di ieri e di oggi, in un tripudio di colori e di suoni che non si possono spiegare.
Pagani è la Paganese. Forse perché questa squadra di calcio è davvero un patrimonio della città e uno dei pochi simboli identitari, capace di unire proprio per la sua essenza. Difficile smentire o storcere il muso dopo lo spettacolo di martedì sera.
Buon compleanno, cara vecchia Paganese. E altri mille di questi giorni, cara Pagani!
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